Crisi energetica, cosa sapere e come sopravvivere
Di crisi energetica, l’ennesima, si parla ormai da settimane, tra allarmismi più o meno documentati. Ma, prima di tratteggiare scenari apocalittici, sarebbe meglio considerare i dati nella loro obiettività, confrontarli con i precedenti per capire questo fenomeno nelle sue reali dimensioni. Siamo di fronte a un fenomeno volatile o a una congiuntura strutturale? Quali strategie operative possono mettere in atto le imprese per arginarlo?
A questi interrogativi ha provato a rispondere l’ultima puntata del Live Forum de Il Sole 24 Ore intitolato “Dentro l’energia”, cui ha partecipato, insieme Carlo Stagnaro, Direttore Studi e Ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, Luca Albini, Responsabile Planning and Pricing in Repower Italia.
Secondo Albini, la situazione attuale è sicuramente complessa, a causa dell’aumento dei prezzi associato a forniture carenti, ma anche di estrema volatilità, quindi non una situazione strutturale. A determinare questa situazione ha contribuito anche la crisi energetica del 2022, immediatamente successiva all’invasione dell’Ucraina, che, oltre a un temporaneo balzo dei prezzi, ha lasciato come strascico una spiccata sensibilità alle tensioni da parte del mercato.
Per capire l’andamento di questa crisi, e di quelle eventuali future, è utile seguire l’andamento del PUN dell’energia elettrica e del PSV del gas naturale. I dati relativi a queste variabili parlando comunque di incrementi meno pesanti rispetto a quelli di quattro anni fa, una situazione che in parte può tranquillizzare. Quando parliamo di congiuntura geopolitica, però, parliamo di situazioni su cui un privato, segnatamente un’impresa medio-piccola, non ha alcun controllo, ma di cui comunque subisce le conseguenze. Tuttavia, esistono strategie, buone pratiche che le PMI possono mettere in atto per contenere gli effetti di questo shock energetico. Innanzitutto, è importante che imprenditori ed energy manager abbiano un’idea il più possibile chiara dei consumi dell’azienda, di come incide il costo totale dell’energia sul totale dei costi di produzione. E poi serve cultura aziendale: sensibilizzare i decision maker sull’importanza dell’efficienza energetica, su fotovoltaico, autoproduzione. Tutte tecnologie abilitanti che richiedono sì un costo iniziale, ma che si rivelano ben presto un’opportunità.
Anche la scelta del tipo di contratto di fornitura può fare la differenza, in momenti delicati come questo: solitamente nelle situazioni di incertezza, i clienti tendono a proteggersi con contratti a prezzo fisso, vincolandosi tuttavia a valori di mercato che in futuro potrebbero risultare elevati. E i provider? Hanno il dovere di proporre soluzioni innovative, che in breve tempo si traducono in impatti positivi su tutto il tessuto economico e sociale. In generale, la risposta più corretta a crisi come queste non è distruttiva, ovvero cambiare tutto, ma valorizzare quello che funziona.
La puntata è disponibile a questo link.